Sagra della crescia sul panaro

Un po’ di storia

La Sagra della crescia sul panaro nasce nell’anno 1974. Castelplanio era un paese vivo, popolato da molte e numerose famiglie, con un corso nel quale c’erano 13 attività commerciali fra le quali 3 negozi alimentari, con una campagna viva e laboriosa: insomma erano altri tempi! L’allora presidente della Pro Loco insieme ad alcuni consiglieri, ebbe l’idea di organizzare una festa dedicata alla crescia di polenta cotta sul panaro; il panaro era una piastra in metallo di produzione artigianale. E’ sull’antico panaro di un compaesano che iniziano le prove, si misurano i tempi di preparazione e cottura della crescia per poter poi produrne grandi quantità per la sagra. Con il coinvolgimento di tutto il paese e la campagna circostante viene dato il via a questa manifestazione. Il successo iniziale ne incoraggia le repliche negli anni successivi: prima la festa ha una durata di due giorni, poi di tre fino ad arrivare a quattro giorni. C’è entusiasmo nel paese che si ritrova unito per lavorare con orgoglio e soddisfazione attorno a questo prodotto. La fatica è tanta, ma tante sono anche le energie e la passione che accomunano i compaesani per questi giorni di festa. Oggi la realtà è cambiata; Castelplanio, come ogni piccolo paese, ha una popolazione molto più ridotta, con pochi giovani e le attività commerciali sono ridotte al minimo: un piccolo alimentari, un circolo e la pizzeria dei Giardini di Planio che lavora nel periodo estivo. Molte delle persone che collaboravano alla festa non ci sono più, il ricambio è stato minimo. Tuttavia la Pro Loco ed il Comune vogliono continuare questa tradizione, motivo d’orgoglio paesano. La produzione della crescia di polenta è molto impegnativa e negli anni la lavorazione è rimasta invariata, ovvero è completamente manuale. A parte la cottura della polenta, che avviene con una macchina costruita da artigiani locali e con un cuocicrema acquistato usato su Internet, il resto della lavorazione è completamente manuale: l’impasto, la spianatura, la cottura ed il condimento vengono svolti da tante persone negli stand allestiti allo scopo. Questo sia per mantenere l’antica tradizione sia perché le macchine impastatrici e spianatrici difficilmente si adatterebbero a trattare un impasto come quello di polenta e farina di grano tenero: il segreto consiste infatti nel manipolare l’impasto con delicatezza in modo che assorba il minimo di farina bianca e mantenga dunque il sapore prevalente di polenta. Fortunatamente nei quattro giorni si riescono a ritrovare quelle quasi 100 persone necessarie a gestire la festa: cresce, ristorazione, bar, casse, protezione civile, ecc.